Arte che nutre e/o Marco Nones

“Il mio lavoro si nutre di arte e sperimentazione. Alla base c’è ricerca dei materiali. Mi piace plasmare gli elementi naturali per creare forme inaspettate. Osservo i dettagli, guardo la natura da vicino. Della natura colgo i particolari, più che i paesaggi”. Parole di Marco Nones, artista, cresciuto nel grembo della Val di Fiemme.

foresta dei draghi - uovo di drago di marco nones

Foresta dei Draghi – uovo di drago di Marco Nones

Marco Nones all'opera

Marco Nones all’opera

La farfalla regina nella Foresta dei Draghi

nuovo “make-up” per la farfalla regina nella Foresta dei Draghi – Marco Nones

È arte che nutre. Che sia un nido alto 5 metri che accoglie un grande uovo bianco nella Foresta dei Draghi, un bacello che rovescia i suoi semi nel prato di “Bosco in Città” o una dissolvenza di ghiaccio, luce, sabbia e mare sulle spiagge della Calabria. O un intreccio di radici di cirmolo che sviluppa un cono alto 4 metri. Come l’installazione “Radicati liberi”, esposta alla Galleria Civica Mart di Trento dal 30 ottobre 2015 al 31 gennaio 2016.

“Radicati liberi racconta un gesto, un movimento. È la spinta ad andare oltre il conosciuto, nonostante i vissuti ereditati, nonostante le storie assorbite. È l’utopia di radicarsi al cielo, come l’albero che protende i suoi rami verso il vuoto”.

A zig zag, seguendo un artista

Mentre MontagnAnimata inaugurava la stagione 2015, Marco era impegnato a Milano. In un grande parco gestito da Italia Nostra nasceva “Svuotato”, con cui ha vinto il concorso d’arte internazionale promosso da Expo 2015, Fondazione Triulza, Arte in Cascina. Abbiamo gioito con lui.

“Vorrei che provassimo a sintonizzarci con il suono di un seme che si appoggia al suolo. È lieve come un sorriso che si apre. Ma sprigiona un’energia immensa”.

A settembre l’abbiamo seguito con gli occhi sulle spiagge di San Ferdinando dove ha creato “Dissolvenze”. Assieme a Beatrice ha raccontato la storia di lievi gocce d’acqua che affrontano la polvere prima di tornare al mare.

Dahú, dimmelo tu

progettazione dell'installazione dedicata al dahú

progettazione dell’installazione dedicata al dahú

Poi Marco è venuto a trovarci. Ha fatto sosta a Rifugio Passo Feudo. Ha osservato, esplorato e annusato l’aria finché ha trovato il posto giusto per realizzare “Il giro del Dahú”.  Una installazione dedicata ai bambini, per invitarli a zampettare con una gamba giù e l’altra su, sintonizzati con la fantasia su storie curiose di animali che solleticano la nostra capacità percettiva.

il giro del dahú

il giro del dahú

Marco e Beatrice hanno illustrato e scritto una delle 4 Fiabe storte del Dahú. Ozzi è una loro creatura. Chi non l’ha scoperta d’estate potrà leggerla nella magia dell’inverno.

Land art e draghi, anche d’inverno

La Foresta dei Draghi è aperta anche durante la stagione invernale. È una passeggiata bellissima nella neve, alla scoperta delle tracce lasciate dai draghi buoni del Latemar. I draghi non vanno in letargo! Ed è molto più facile avvistarli sulla neve fresca, tra arcofalene, alberi cavi e incisioni nella roccia.

Foresta dei Draghi - Il dono del volo

Foresta dei Draghi – Il dono del volo

Il bello dei percorsi di land art è che sono liberi, vivono nel sole d’agosto e nelle giornate di neve sottile. Cambia il paesaggio, il rumore dei passi nel bosco, la temperatura delle emozioni è la stessa. Intensa, calda.

Foresta dei Draghi - graffio di drago

Foresta dei Draghi – graffio di drago

foresta dei draghi - uovo di drago di marco nones in inverno

Foresta dei Draghi – uovo di drago di Marco Nones in inverno

“Avvicinare i bambini alla natura attraverso l’arte e il gioco è un gesto necessario e doveroso. Significa prendersi cura del domani”. Beatrice e Marco ne sono convinti. E noi pure.

sarac

Considera la zomberla

Senza manutenzione – che è un prendersi cura delle cose e conservarle nel tempo – Albina si sarebbe fatta capire comunque, con quella capacità di disegnare con le mani mentre racconta. Ma osservarla mentre riproduce gesti antichi e ti spiega a cosa serve ogni attrezzo, potendolo toccare, è una meraviglia. Non li avesse conservati con cura avremmo perso un tesoro.

L'Albina che lima la falce

L’Albina che lima la falce

forca e restel, falce e cosae

“forca e restel, falce e cozae” (tipico contenitore in legno per la lima della falce)

Co’ la zomberla zean a portar el late fin zai Masi. Doi olte al dì. Cosita ala fin de’ la stagion avean el nos bon formae”.

sentiero del pastore distratto - bidoni del latte

sentiero del pastore distratto – bidoni del latte

Se poi c’è Nicola – che alle tradizioni e ai saperi di una volta ha dedicato ore di ascolto e registrazione – finisce che te ne vai con la promessa di quelle sementi di spinaci croccanti che a sentirne parlare hai l’acquolina in bocca.

Invisibile agli occhi, qb

È il prendersi cura quotidiano del luogo che ti ospita. Sentieri, installazioni, attrezzi che hai selezionato prendendo da soffitte e scantinati. Rastrello, forca, zaino di nonno Gigi.

sentiero del pastore distratto - scarponi

sentiero del pastore distratto – scarponi

sentiero del pastore distratto - cappello e sega

sentiero del pastore distratto – cappello e sega

sentiero del pastore distratto - dendrofono ©Modica

sentiero del pastore distratto – dendrofono ©Modica

Con la chiusura della stagione prendiamo ogni cosa, verifichiamo che sia in buono stato, ripariamo quando serve. È un lavoro scrupoloso che coinvolge gli operai e qualche buon artigiano della valle.

La Foresta dei Draghi non si tocca

foresta dei draghi - uovo di drago di marco nones

foresta dei draghi – uovo di drago di marco nones

foresta dei draghi - uovo di drago di marco nones in inverno

foresta dei draghi – uovo di drago di marco nones in inverno

È land art, se ne occupa la natura. Qui la manutenzione è minima e quotidiana, riguarda il sentiero, che sia pulito e percorribile, il bosco e i prati sfalciati. Il resto sono opere d’arte bellissime trasformate dal vento, dalla pioggia e dal sole. Cambiano pelle e maturano come frutta selvatica. Marco Nones è d’accordo.

foresta dei draghi - nido di drago

foresta dei draghi – nido di drago

foresta dei draghi - nido di drago in inverno

foresta dei draghi – nido di drago in inverno

Non sono un custode geloso delle mie opere, degli schizzi sì. Quello è il momento magico della creazione”.

marco nones ritocca le pietre del fuoco nella foresta dei draghi

marco nones ritocca le pietre del fuoco nella foresta dei draghi

Il nido di drago annuncia con fierezza la presenza di una dinastia buona sul Latemar ma il grande uovo ancora  non dà segno di schiudersi. “Ci vorrà del tempo”, conferma il Prof. Drache riponendo stetoscopio e piumetto nello zaino.

sarac

In punta di piedi, con Claudio Madia

Amo il circo, il piccolo circo. Mi piace perché posso mettere in scena situazioni stravaganti, generare stupore e attenzione. È un circo senza animali, fatto di abilità, disciplina, tecnica e poesia. Di palline e birilli che a volte cadono e fanno piegare la schiena. È un esercizio di umiltà e forza gentile, molto utile nella vita.

Vedere, guardare, osservare

claudio madiaClaudio Madia torna a MontagnAnimata dopo tre anni con Rime per gli occhi. Lo incontriamo prima dello spettacolo. Ci parla di equilibrio, quella conquista lenta che avviene con piccoli spostamenti. A vederlo in scena, mentre si appresta a camminare sul filo rosso di tela rimani affascinato.

Muove due dita della mano. “Ora camminerò su questo filo. Silenzio, serve concentrazione”. E poi che fa? Sembra che muova un passo, il filo è lì. Ma sono quelle stesse dita della mano a camminare, non i suoi piedi. Il gesto era innocuo, eravamo avvisati. Ma forse un po’ tonti, abituati come siamo all’ordinario . Invece il circo è magia. La poesia di un piccolo gesto ci sveglia e ci scopriamo leggeri. Com’è andata a finire sul filo di tela? Non ve lo diciamo.

Fantasiosa, buffa, selvaggia e rigorosa

Nel piccolo circo non si raccontano grandi storie, …scegli in base a quello che hai, l’importante è che rimanga uno spettacolo leggero come la tela dello chapiteau o come il tulle del tutù dell’equilibrista”.

“A Milano c’è una scuola di piccolo circo per avvicinare i bambini all’arte più fantasiosa, buffa, fisica, selvaggia e rigorosa del mondo, assistiti da insegnanti qualificati”. A dirlo è Giovanni Storti in persona.

Un vestito nuovo e un calesse, viaggiare con lentezza

Ah, gli artisti! Mentre lui sogna un vestito nuovo per la scena e un calesse per viaggiare con un bagaglio minimal, lo pungoliamo e lui racconta.

Racconta di un’esperienza bellissima alla Rai, dove c’era il piglio di Emanuele Luzzati, il genio di Munari, Roberto Piumini (tra gli altri), la guida acuta di Bianca Pitzorno, garanzia di contenuti educativi ben fatti, e le musiche di Patrizio Fariselli. Di una bufera di neve in piena estate, per la Boheme alla Scala, dove un trampoliere esperto si muove a suo agio. Di un’esperienza nuova a Berlino, per Hänsel e Gretel, con un muro enorme di cartone da realizzare e un frigorifero, emblema di opulenza e povertà, e di bambini che hanno ballato, saltato e fatto mille prove per lo spettacolo.

Claudio Madia torna a MontagnAnimata il 13 agosto, prendete ferie e non mancate.

sarac

Letture ad alta voce, con Pino Costalunga

Nel bel mezzo di una foresta fitta fitta, in una caverna umida e buia, viveva un mostro peloso. Era assolutamente ripugnante: la sua testa era enorme, e da essa uscivano direttamente due piedini piccolissimi. Per questo motivo non riusciva quasi a camminare, e se ne stava sempre nella sua caverna”.

Seduti su un tronco ad ascoltare storie. Chiudi gli occhi: ascolti, segui le mani che disegnano nell’aria, osservi le espressioni del viso. Bambini e adulti mescolati nel pubblico. Siamo in anfiteatro.

E si mette ad urlare: vedrai, vedrai, mangerò anche te oltre alle frittelle”. Il naso fino dello zio tonto fiuta la ragazza. La voce tuona, lei scappa. Come andrà a finire?

Fiabe da mangiare, senza fare briciole

Pensare uno spettacolo da portare a MontagnAnimata vuol dire scegliere parole e immagini che stiano bene con la bellezza che c’è in questo luogo. MontagnAnimata è già piena di storie, inventarne altre non è semplice. Ma basta guardarsi intorno, ascoltare il silenzio, nutrirsi di bellezza e l’idea arriva”.

Pino Costalunga sceglie i libri con cura, mescola storie e tradizioni narrative diverse. Pensando a fiabe da mangiare, belle, educative – perché no? – ha portato con sé Il Mostro Peloso e il gusto di Henriette Bichonnier (Emme Ed), mischiando note francesi e italiane, La storia dello zio tonto e la poesia di Andrea Zanzotto (Corraini Ed), due brani da Emil il terribile di Astrid Lindgren, e siamo nella Svezia di Pippi Calzelunghe. E poi note e profumi algerini con Il giorno che è piovuto cous cous.

A chi è rimasta la voglia di curiosare in quella sua borsa piena di libri, tocca aspettare il 6 agosto che torni con Esseri fantastici e meravigliosi.

Sospeso tra le nuvole, dove tutto è possibile

Quando non è sul palco è dietro le quinte: scrive sceneggiature, testi per il teatro, cura la regia degli spettacoli e va in scena. È direttore artistico della Fondazione Aida, da anni gira il mondo con Glossa Teatro. Ama dare voce alle storie, tiene laboratori di lettura ad alta voce.

Come abbia trovato il tempo di venirci a trovare è uno dei miracoli – non scritti – delle Fiabe storte del Dahù. Complice l’amico Simone Frasca, la comune curiosità di vedere con i propri occhi le marmotte e respirare bellezza.

MontagnAnimata è davvero un luogo sospeso tra le nuvole, dove tutto è possibile. Si può godere del silenzio, del vento, del sole, del cambio repentino del tempo. Puoi stare con tanti amici e in solitudine. È un posto unico e meraviglioso”.

sarac

 

Ci piace il circo perché sfida il nostro equilibrio

Uno arriva con retino e fischietto cercadraghi all’alba, l’altro vuol portare in quota 16 valigie di cartone (non una). Ci sono quelli che senza rola bola, hula hoop e bolle di sapone non vogliono saperne. Chi si presenta con una barra di bamboo lunga 4 metri che a portarla a Gardonè in cabinovia come si fa (ma alla fine si fa). Chi si presenta vestito solo di un enorme pallone da capo a piedi.

Che sia arrivata la settimana della clownerie? Seguiteci in anfiteatro e dietro le quinte.

Retino e fischietto cercadraghi, potevano mancare?

Nicola SordoOuverture sulle tracce dei draghi del Latemar. Bambini e adulti fanno a gara per stargli al passo. Senza fischietto cercadraghi difficile sapere in quale direzione avanzare. Il Prof. Drache, alias Nicola Sordo, guida la missione: avanti tutta. Noi ci rilassiamo, tanto lui è di casa a Gardonè. Non manca mai l’appuntamento della domenica.

Con 16 valigie sgangherate, ce n’è per tutti

Luigi CiottaArriva non con una, ma con sedici valigie di cartone. Alza, sposta, trasforma fino a farne animali bellissimi, archi di trionfo, edifici bizzarri. Valigie che cambiano aspetto per raccontare equilibri precari e nuovi orizzonti. E loro, i bambini, non se lo fanno ripetere due volte. Collaborano a disegnare forme sottili alla perfezione, grazie al carisma di Luigi Ciotta. Che bella scoperta!

Quando Urana Marchesini gioca, sprigiona energia

Urana MarchesiniUndici anni di ginnastica artistica e agonismo. A metà strada incontra il teatro e parte per la Francia, dove il circo è avanti anni luce. Le cose devono essere o non sono, come darle torto. Un giorno passa il Circo Togni. Lei si presenta per un provino e il posto è suo: clown di pista. L’avventura è iniziata. Urana ha un’energia pazzesca oltre alla simpatia dello sguardo e alla mimica. Il vestito di scena è ispirato a Giulietta Masina, che era forza e dolcezza. È un costume che mi diverte, femminile e clownesco insieme. Nello spettacolo, in anfiteatro, c’era un ping pong incredibile di intesa con il pubblico. Adulti, bambini: grande sintonia. Vai e vola, è un bellissimo auspicio al femminile. Cercate la prossima data in calendario!

Un caffè con Otto il Bassotto, niente trucchi

Otto il BassottoSe cambia d’abito è fatta. Non lo riconosci più. In meno di 10 minuti scompare in un pallone gigante e comincia a ballare. Incontrarlo prima dello spettacolo è una fortuna. Ti racconta di come viaggia un artista per mezza Europa, dei festival fatti in piazza, di esperienze che ti cambiano la vita. L’arte di strada funziona perché è un’arte povera. Nasce con la commedia dell’arte, è fatta di improvvisazione. È un canovaccio da reinventare. Con Otto abbiamo imparato che in questo mestiere funziona l’intesa con il pubblico, la scelta degli spazi giusti e un pallone gigante.

C’è un circo giocoso con bolle di sapone

laboratori di circoAl circo (che è uno sport riconosciuto) arrivano ragazzi dalla ginnastica artistica, dalla musica, dalla danza. Scopriamo che c’è chi ha provato la pallavolo, il karate, il nuoto. Poi uno incontra il circo e non molla più. Qui non c’è competizione, ti devi fidare dell’altro. C’è un contatto fisico che crea alleanze, equilibrio e dà la spinta. Tommaso Brunelli ha cominciato come sbandieratore, ha una laurea in ingegneria meccanica – se la scienza non è creativa, allora cosa? – e ha fondato la prima scuola di circo a Trento. Con Veronique Ensemble ha riempito la piazza di Predazzo di risate. Avete presente i bambini quando sono in prima fila?

Quella volta che Sara Azzolini sogna la clownerie

Qualche anno fa ho visto un laboratorio di circo per bambini. Erano in cerchio, concentrati, agili e capaci, sotto la guida di un grande maestro. C’era una tale delicatezza che sono rimasta incantata. Passano un paio di settimane e ho la fortuna di vedere un artista esibirsi “off”, solo per il gusto di rallegrare un pubblico. Il palco era microscopico ma organizzato ad arte. Questo One Man Show dominava equilibrismo, clownerie, musica, canto. Riusciva ad improvvisare e sorprendere con una poesia mai vista.

Fatta, portiamo la clownerie a MontagnAnimata. La clownerie è una meraviglia! Acrobazie, agilità, anni e anni di duro allenamento e prove per un fisico elastico e agile. E il pubblico a divertirsi, risate in libertà.

Dopo 4 anni di festival, tanti artisti ospitati in anfiteatro, decine e decine di spettacoli visti in giro per l’Italia, avevo voglia di sfiorare la sensazione di stare sul palco. Ecco il mio naso rosso per lo spettacolo di Teatro Necessario. Pensare al circo mi mette allegria. Un anno fa come oggi.

Nel circo c’è ritmo, equilibrio, collaborazione. Valori che in montagna sono essenziali. Ma più di tutto, a noi piace il circo perché costringe a fidarsi degli altri. Grazie a tutti!

saraasarac

Circo Latemar: 6 giorni da ridere

Arriva la settimana della Clownerie

Dal 26 al 31 luglio torna la poesia del circo. Gli spettacoli vanno in scena con monologhi folli, acrobazie, numeri di giocoleria, storie fantastiche, magia comica e fantasia.  Nel circo c’è ritmo, equilibrio, solidarietà. Valori che in montagna sono essenziali. Ma più di tutto, a noi piace il circo perché costringe a fidarsi degli altri.

La settimana della Clownerie apre il 26 luglio con il mitico Prof. Drache per scoprire le tracce dei draghi buoni del Latemar (26 luglio, Bentornato Prof. Drache). A seguire Luigi Ciotta, per costruire mondi fantastici a partire da una valigia o molte (27 luglio, Tutti in valigia), e ancora la poesia di Urana Marchesini (29 luglio, Vai e vola), Otto il Bassotto e i suoi palloncini improbabili (30 luglio, Pallonciniere), e Tommaso Brunelli con le rocambolesche avventure alla conquista di Veronique (30 luglio, Veronique Esemble). A lui sono affidati anche i laboratori (28 e 31 luglio, Equilibrismo) per giocare con monocicli, trampoli, rulli e rola bola con la leggerezza del circo di strada.

Questa è la quinta edizione. In quattro anni abbiamo ospitato artisti d’eccezione come Claudio Madia, Claudio Cremonesi e Davide Baldi; il Microcirco di Aquarone Ferraris, Mago Barnaba, Milo e Olivia; La Sbrindola, Nando e Maila, e Teatro Necessario. Per i laboratori abbiamo contato sempre sulla collaborazione della Scuola di Circo di Trento “Bolla di sapone” e delle ragazze della Scuola di Circo Oppetelà di Rovereto.

Simone Frasca, quel che non dice

Simone arriva dal mio girovagare alla ricerca di ispirazione da portare in scena. Vai, ascolti, osservi e pensi: in anfiteatro che magia potrebbe sprigionare? E il corteggiamento ha inizio! Nel 2013 era qui a raccontare di draghi, maiali e animali fantastici.

Di sé dice: scrivo e illustro libri per bambini, progetto mascotte e campagne di pubblica utilità. Quel che non dice è che con una lavagna di carta e un pennarello nero – due cose semplici come acqua e sapone – sa affascinare un pubblico di bambini e tenerli stretti ad ascoltare per ore.

Simone è un cantastorie che sveglia la fantasia! In anfiteatro c’è l’erba sottile, il sole che filtra tra i larici, i bambini si stendono sul plaid quadrettato ma non dorme nessuno. Le storie si fanno insieme.

Se lo stai a sentire, ti racconta che…

Mi era capitato di raccontare storie ai bambini prendendo il traghetto, all’Isola d’Elba. Quando mi hanno invitato al Festival di Letteratura di Mantova, ho detto: bicicletta. Prendere il treno è quasi un’abitudine. Ma andare a un incontro in cabinovia è stata un’esperienza unica.

frascaLa prima volta che ho visto l’anfiteatro in mezzo agli alberi e gli spettatori seduti sui tronchi, ho pensato: ecco un’assemblea di marmotte! E quando mi preparo per un incontro? Mi tocca dare il grasso agli scarponi, riporre i pennarelli  nello zaino, riempire la borraccia. Tu pensi che MontagnAnimata sia un posto come un altro! Non è mica così.

MontagnAnimata  è come il Tao, un equilibrio perfetto fra quiete e movimento: la quiete delle  foreste e il movimento continuo della  creatività. Guai a lasciarsi scappare un’idea: dopo dieci minuti la trovi realizzata. Una meraviglia! Avanti così.

Le fiabe storte del dahù, una delle 4 è nata così

Un viaggio in seggiovia, le marmotte là sotto, gli animali fan-ta-sti-ci che sbucano dal nulla e due creduloni come me e Simone: il gioco è fatto! Le fiabe storte del dahù nasce da un bellissimo circolo virtuoso di ispirazione e creatività che si rinnova di continuo. E va a finire che io partecipo a un master per illustratori e Simone si improvvisa progettista di installazioni interattive! Vero Simone che non ci vogliamo proprio svegliare?

Le fiabe storte del dahù è il nuovo giocolibro dell’estate 2015. Lo trovate al punto-info a Gardonè. Ma le tracce sono in quota, tutte intorno al rifugio Passo Feudo.

saraa