Osservare, con le orecchie

Com’è fatta un’ape? Ha sei zampe, un paio d’ali e due antenne. Sei bambini volontari sono arruolati. Cosa manca? Un pungiglione. Brivido! Si fa sotto un bambino, ma deve stare ben nascosto. “Le api non pungono per capriccio, lo fanno solo se avvertono un pericolo. È allora che il pungiglione si mostra. Per osservare le api ci sono tre regole: muoversi lentamente, rispettare il loro habitat e fare silenzio”. Con il Prof. Pròpolis tutti stanno attenti!

Giochi di ruolo, ciascuno il suo

come è fatta un'ape

come è fatta un’ape

Camminando impariamo che in famiglia c’è l’ape regina con le sue ancelle, note per essere giudiziose e diligenti. Ci sono le api ceraiole, impegnate a costruire le celle. Le api guardiane, che hanno il compito di vigilare l’ingresso, e una moltitudine di api operaie indaffarate fin dal mattino. A raccontare di questa società operosa e ben organizzata è Corrado, apicoltore per passione.

Senza impollinazione: la catena alimentare salta

©Modica

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Le api hanno un ruolo importante. Frutti, erbe, piante dipendono dal lavoro di impollinazione. Ma pensiamo alle mucche. Senza il lavorio delle api la loro alimentazione è a rischio. Niente api, niente fieno. E la catena alimentare a poco a poco salta. Le api sono tanto preziose quanto fragili e delicate. L’inquinamento le mette in serio pericolo e non risparmia la nostra alimentazione. La sopravvivenza delle api ci riguarda.

Il vestito buono dell’apicoltore (baby)

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Come bravi apicoltori i bambini si vestono. Infilano la tuta che li copre da capo a piedi, guantini e maschera. A vederli scendere verso l’apiario di MontagnAnimata sembrano degli omini pronti ad atterrare sulla luna. Avanzano piano, si muovono lentamente. I genitori osservano, a distanza. Come facciano a riconoscere il proprio bambino in quel gruppo uniforme e compatto è un mistero. La riga di un calzino? Le scarpe? L’apprensione di seguire un’esperienza unica affina lo sguardo. C’è poesia in questo viaggio di scoperta.

Cambio d’abito, com’è andata?

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“Abbiamo visto l’ape regina. È più lunga delle altre api”. “Le api sono belle e brave”. “Erano tante, si sentiva un brusio come fosse musica”. “Io ho visto le uova e le api piccole, senza gambette”. “Il mio papà è apicoltore. Le ho viste tante volte ma sono sempre belle”.

Si chiude così l’avventura, con il sorriso di chi ha scoperto un mondo nuovo e delicato.

sarac

Salta fuori saggio dahú, ti daremo un enorme tutù

Finito lo spettacolo, passano due giorni e arriva lei: vorrei le canzoni del dahú! Giulia se le ricorda tutte ma c’è una rima che non le torna. Non possiamo partire senza. Se avete il cofanetto completo meglio ancora. Abbiamo 5 ore di strada.

Signora cara la magia del dahú è sul sentiero, nel folto del bosco. Impossibile racchiuderla in un cd. Le rime sono polifoniche, misteriose, evocative.

Il dahú solletica la nostra capacità percettiva. Serve disponibilità allo stupore, uno strumento antico – che sia capace di emettere vibrazioni leggere – e una buona guida per intraprendere la ricerca. Ricorda il giuramento alla partenza?

Rimane in silenzio, occhi chiusi, fa un sorriso e se ne va.

Mano sul cuore, sguardo al futuro

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Una cosa è certa: il dahú è sensibile ai suoni impercettibili e alla gentilezza. Ci sarà un motivo se Laura Gasperi ha investito mesi a trovare la vibrazione giusta per sintonizzare il gruppo di ricerca. Lei che ha una passione per il suono e un’attenzione viva per come si propaga sulla scena coinvolgendo il pubblico.

Laura ci piace perché sperimenta e non si tira indietro. La saluti a fine spettacolo, il giorno dopo la ritrovi impegnata in un laboratorio su Cechov con Chiara Guidi. Studia la potenzialità della voce, come risuona, cosa può raccontare tra le righe di un testo. La voce è capace di creare immagini?

Laura porta in scena la stessa curiosità e determinazione di quando si era messa in testa di fare il cameraman, affascinata dalle molteplici possibilità dell’inquadrare: movimento, dettaglio, poesia. Cosa che ha fatto, con soddisfazione. D’altra parte per MontagnAnimata mette in gioco le sue competenze di mitologa con generosità. Che ci sia un pizzico di Jodorowsky?

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Quando insieme ad Emma c’è lei sappiamo che sul sentiero del Pastore Distratto non mancheranno le emozioni.

sarac

Se gli alberi camminano? Sergio ne sa qualcosa

Il mio lavoro è in montagna. Sette mesi come boscaiolo, cinque come maestro di sci di fondo e istruttore nazionale dei maestri di sci. Mio papà era boscaiolo e prima ancora mio nonno e il mio bisnonno. Gli attrezzi che usavano sono da museo ma la passione per la montagna è la stessa.

sergio morandini

Quello del boscaiolo è un lavoro di cura, che si ripete negli anni. Qui il territorio è fatto di bosco e pascolo. Ci sono gli alberi più belli, il legno è pregiato.

Quando un albero è alto 30/40 metri, la cima perde verticalità e tende ad aprirsi. Significa che l’albero è maturo e può essere tagliato. Potrebbe rimanere nel bosco altri 100 anni, ma se muore in piedi è un peccato. Tagliandolo avrà nuova vita. Potrà essere usato per il tetto di una casa, per fare un violino o un tavolo da apparecchiare a colazione.

Di incontri, trame e idee che prendono forma

per fare un albero

Nicola se ne innamora subito. Tra i due c’è intesa, rispetto, stima. Emma è la chiave di volta, la sua presenza dà comicità e freschezza.

Ahi signora Matilde, con quelle scarpe dove pensa di andare? Siamo in montagna! I tacchi vanno bene in Piazza SS. Apostoli, sui sentieri ci vogliono gli scarponi.

Ne esce un trio equilibrato. Lo spettacolo itinerante sul sentiero del Pastore Distratto poggia su meccanismi propri del teatro e fa spazio a chi lavora con passione e curiosità.

sergio

Quando mi chiedono come riusciamo a scovare persone competenti e disponibili a mettersi in gioco in modo nuovo vado all’origine. Non c’è una routine. Dipende da tanti fattori. A volte è il passaparola, a volte succede per caso. Forse abbiamo un intuito allenato verso le persone appassionate, genuine, legate al territorio in cui vivono.

Quella volta che, con un po’ di incoscienza

Il primo incontro con Sergio è sulle pisce da sci, insieme a Anna. Sergio ti studia, cerca di capire le tue paure e dove puoi arrivare. Mentre ti spiega come muovere i primi passi, cancella il “non” e valorizza quello che fai. Quando ti valuta è un 6 e mezzo.

La tecnica è importante ma è la determinazione a fare la differenza. Il valore sta qui. Il resto è esercizio, passione, costanza.

Attenzione però! Nei mesi che seguono ti può capitare – incoscienza pura – di affrontare la Marcialonga e la Vasaloppet. Qualcuno ricorda com’era la neve nel 2013 a Sälen?

Per capire se gli “alberi che camminano” esistono davvero avreste dovuto esserci quando Sergio Morandini ha incontrato Erri De Luca.

saraa

Con Gea, sulle scogliere del Triassico

Quando abbiamo pensato lo spettacolo avevamo consapevolezza di portare un pubblico di famiglie e bambini a esplorare un sentiero unico in Italia. Con una passeggiata di due ore sul Sentiero Geologico del Dos Capèl puoi:

  • osservare l’evoluzione della terra a partire da 250 milioni di anni fa: rocce “cotte”, spezzate e ripiegate, scogliere coralline, filoni vulcanici, colori e paesaggi dolomitici di straordinaria bellezza
  • mettere occhi e piedi dove alcuni secoli fa si avventurarono donne coraggiose: Maria Ogilvie Gordon – prima donna al mondo a laurearsi in geologia – studiò rocce carbonatiche e corpi vulcanici, e prima ancora Elizabeth Tuckett amava appuntare i suoi viaggi creando veri e propri fumetti, e Amelia Edwards avanzava scalando vette e campanili di roccia.

Quando la scienza si fa capire, è per tutti

gea“Chiudete un attimo gli occhi e pensate a cosa ci si potrebbe inventare per i musei italiani, senza nemmeno investire troppe risorse”. Secondo Annamaria Testa servirebbe intelligenza, accuratezza e creatività.

Prendete la cura di Sara Azzolini nel creare progetti innovativi e ben fatti, la disponibilità e il gusto artistico di Rosa Tapia – responsabile organizzativa del Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo – un team di geologi del MUSE, appassionati e acuti, la creatività di Emma Deflorian e un accompagnatore di territorio che non abbia paura di giocare.

Fateli incontrare, trovate un linguaggio comune, semplificate rimanendo fedeli ai contenuti. Fate riposare in un canovaccio a maglie larghe, asciugate il testo con disponibilità ad accogliere l’imprevisto.

L’esperienza di MontagnAnimata dice che mescolare teatro e scienza è possibile. Creare un dialogo tra esperti e attori funziona. Raccontare saperi antichi e tradizioni in modo semplice si può. E chi torna a valle ha provato il gusto della scoperta.

Il sentiero è percorribile d’estate. Attrezzatevi con scarponi, giacca antipioggia, giocolibro Agente Speciale Geologico e kit da veri esploratori.

sarac

 

In punta di piedi, con Claudio Madia

Amo il circo, il piccolo circo. Mi piace perché posso mettere in scena situazioni stravaganti, generare stupore e attenzione. È un circo senza animali, fatto di abilità, disciplina, tecnica e poesia. Di palline e birilli che a volte cadono e fanno piegare la schiena. È un esercizio di umiltà e forza gentile, molto utile nella vita.

Vedere, guardare, osservare

claudio madiaClaudio Madia torna a MontagnAnimata dopo tre anni con Rime per gli occhi. Lo incontriamo prima dello spettacolo. Ci parla di equilibrio, quella conquista lenta che avviene con piccoli spostamenti. A vederlo in scena, mentre si appresta a camminare sul filo rosso di tela rimani affascinato.

Muove due dita della mano. “Ora camminerò su questo filo. Silenzio, serve concentrazione”. E poi che fa? Sembra che muova un passo, il filo è lì. Ma sono quelle stesse dita della mano a camminare, non i suoi piedi. Il gesto era innocuo, eravamo avvisati. Ma forse un po’ tonti, abituati come siamo all’ordinario . Invece il circo è magia. La poesia di un piccolo gesto ci sveglia e ci scopriamo leggeri. Com’è andata a finire sul filo di tela? Non ve lo diciamo.

Fantasiosa, buffa, selvaggia e rigorosa

Nel piccolo circo non si raccontano grandi storie, …scegli in base a quello che hai, l’importante è che rimanga uno spettacolo leggero come la tela dello chapiteau o come il tulle del tutù dell’equilibrista”.

“A Milano c’è una scuola di piccolo circo per avvicinare i bambini all’arte più fantasiosa, buffa, fisica, selvaggia e rigorosa del mondo, assistiti da insegnanti qualificati”. A dirlo è Giovanni Storti in persona.

Un vestito nuovo e un calesse, viaggiare con lentezza

Ah, gli artisti! Mentre lui sogna un vestito nuovo per la scena e un calesse per viaggiare con un bagaglio minimal, lo pungoliamo e lui racconta.

Racconta di un’esperienza bellissima alla Rai, dove c’era il piglio di Emanuele Luzzati, il genio di Munari, Roberto Piumini (tra gli altri), la guida acuta di Bianca Pitzorno, garanzia di contenuti educativi ben fatti, e le musiche di Patrizio Fariselli. Di una bufera di neve in piena estate, per la Boheme alla Scala, dove un trampoliere esperto si muove a suo agio. Di un’esperienza nuova a Berlino, per Hänsel e Gretel, con un muro enorme di cartone da realizzare e un frigorifero, emblema di opulenza e povertà, e di bambini che hanno ballato, saltato e fatto mille prove per lo spettacolo.

Claudio Madia torna a MontagnAnimata il 13 agosto, prendete ferie e non mancate.

sarac

Mappa alla mano, il DIFR è gioco di squadra

“Tirate indietro le lancette di 1000 dragore quando i Gargouilles erano delle creature belle e affascinanti che lavoravano al servizio dei tristristrisnonni di Tof”. Mappa alla mano, c’è una missione da portare a termine.

Il DIFR (Drakes International Feudo Rescue) è un gioco interattivo a tappe da fare in squadra. Alla base ci sono tre ingredienti: creatività e fantasia, materiali naturali a impatto zero, innovazione e tecnologia.

Di vincoli e creatività, Anna Vanzo ne sa qualcosa

Quando ho cominciato a scrivere sapevo che ci sarebbero stati dei vincoli. Dovevo tenere conto di sette postazioni: erano in cantiere. Sapevo dell’enigma del tronco, dei segnali fumosi, dei dradi preziosi e tutto il resto. A me la sfida di creare le connessioni e dare vita a un racconto avvincente. Sara Azzolini sa come coinvolgere le persone. Mi dice mettici i tuoi fuochi d’artificio. Impossibile tirarsi indietro.

Marinella mi ha introdotta al mondo dei draghi. Con lei ho studiato e preso in mano faldoni di appunti. Ho scoperto che ci sono i draghi buoni e le dinastie. I draghi del Latemar hanno una missione importante da compiere: devono proteggere le montagne.

Mentre creavo i personaggi ne immaginavo il carattere, la voce, il profilo. Esserci quando viene registrata la voce del drago, quando l’immagine prende forma non è scontato. Con il DIFR è stato così. Ho conosciuto tutte le persone che hanno contribuito a realizzarlo, ho potuto dire cosa pensavo, come avrei cambiato un dettaglio. Grafica, copertina e illustrazioni comprese. C’è stato un coinvolgimento generoso.

Il racconto ha radici nel territorio, siamo sul Latemar

difrIl DIFR è un’occasione per avvicinare il territorio e scoprirne la bellezza. È il risultato di lunghe riunioni creative dove ciascuno ha dato il meglio di sé. Abbiamo setacciato con la lente d’ingrandimento le mappe di questi luoghi per scegliere:

  • nomi ispirati alla toponomastica locale,
  • alla flora e alla fauna che si trova sul Latemar.

Attraverso il gioco volevamo far passare un messaggio educativo. Tof gode dell’aiuto di Prakon, il saggio che tutto conosce e tutto vede. Ma per riuscire nell’impresa deve trovare le forze dentro di sé e avere fiducia. Solo così imparerà a volare. Questo viaggio nella fantasia permette ai bambini di collaborare, sentire l’avventura e portare a termine la missione.

Quando la squadra è quella giusta c’è di mezzo il DIFR.

sarac

Letture ad alta voce, con Pino Costalunga

Nel bel mezzo di una foresta fitta fitta, in una caverna umida e buia, viveva un mostro peloso. Era assolutamente ripugnante: la sua testa era enorme, e da essa uscivano direttamente due piedini piccolissimi. Per questo motivo non riusciva quasi a camminare, e se ne stava sempre nella sua caverna”.

Seduti su un tronco ad ascoltare storie. Chiudi gli occhi: ascolti, segui le mani che disegnano nell’aria, osservi le espressioni del viso. Bambini e adulti mescolati nel pubblico. Siamo in anfiteatro.

E si mette ad urlare: vedrai, vedrai, mangerò anche te oltre alle frittelle”. Il naso fino dello zio tonto fiuta la ragazza. La voce tuona, lei scappa. Come andrà a finire?

Fiabe da mangiare, senza fare briciole

Pensare uno spettacolo da portare a MontagnAnimata vuol dire scegliere parole e immagini che stiano bene con la bellezza che c’è in questo luogo. MontagnAnimata è già piena di storie, inventarne altre non è semplice. Ma basta guardarsi intorno, ascoltare il silenzio, nutrirsi di bellezza e l’idea arriva”.

Pino Costalunga sceglie i libri con cura, mescola storie e tradizioni narrative diverse. Pensando a fiabe da mangiare, belle, educative – perché no? – ha portato con sé Il Mostro Peloso e il gusto di Henriette Bichonnier (Emme Ed), mischiando note francesi e italiane, La storia dello zio tonto e la poesia di Andrea Zanzotto (Corraini Ed), due brani da Emil il terribile di Astrid Lindgren, e siamo nella Svezia di Pippi Calzelunghe. E poi note e profumi algerini con Il giorno che è piovuto cous cous.

A chi è rimasta la voglia di curiosare in quella sua borsa piena di libri, tocca aspettare il 6 agosto che torni con Esseri fantastici e meravigliosi.

Sospeso tra le nuvole, dove tutto è possibile

Quando non è sul palco è dietro le quinte: scrive sceneggiature, testi per il teatro, cura la regia degli spettacoli e va in scena. È direttore artistico della Fondazione Aida, da anni gira il mondo con Glossa Teatro. Ama dare voce alle storie, tiene laboratori di lettura ad alta voce.

Come abbia trovato il tempo di venirci a trovare è uno dei miracoli – non scritti – delle Fiabe storte del Dahù. Complice l’amico Simone Frasca, la comune curiosità di vedere con i propri occhi le marmotte e respirare bellezza.

MontagnAnimata è davvero un luogo sospeso tra le nuvole, dove tutto è possibile. Si può godere del silenzio, del vento, del sole, del cambio repentino del tempo. Puoi stare con tanti amici e in solitudine. È un posto unico e meraviglioso”.

sarac