Circo Latemar: 6 giorni da ridere

Arriva la settimana della Clownerie

Dal 26 al 31 luglio torna la poesia del circo. Gli spettacoli vanno in scena con monologhi folli, acrobazie, numeri di giocoleria, storie fantastiche, magia comica e fantasia.  Nel circo c’è ritmo, equilibrio, solidarietà. Valori che in montagna sono essenziali. Ma più di tutto, a noi piace il circo perché costringe a fidarsi degli altri.

La settimana della Clownerie apre il 26 luglio con il mitico Prof. Drache per scoprire le tracce dei draghi buoni del Latemar (26 luglio, Bentornato Prof. Drache). A seguire Luigi Ciotta, per costruire mondi fantastici a partire da una valigia o molte (27 luglio, Tutti in valigia), e ancora la poesia di Urana Marchesini (29 luglio, Vai e vola), Otto il Bassotto e i suoi palloncini improbabili (30 luglio, Pallonciniere), e Tommaso Brunelli con le rocambolesche avventure alla conquista di Veronique (30 luglio, Veronique Esemble). A lui sono affidati anche i laboratori (28 e 31 luglio, Equilibrismo) per giocare con monocicli, trampoli, rulli e rola bola con la leggerezza del circo di strada.

Questa è la quinta edizione. In quattro anni abbiamo ospitato artisti d’eccezione come Claudio Madia, Claudio Cremonesi e Davide Baldi; il Microcirco di Aquarone Ferraris, Mago Barnaba, Milo e Olivia; La Sbrindola, Nando e Maila, e Teatro Necessario. Per i laboratori abbiamo contato sempre sulla collaborazione della Scuola di Circo di Trento “Bolla di sapone” e delle ragazze della Scuola di Circo Oppetelà di Rovereto.

Artigli, squame e denti di drago

A volte succede così. Arriva un bambino con le idee chiare, spirito d’avventura, un filo di paura in fondo allo zaino. Sparito nella Foresta dei Draghi senza chiedere né dove né perché. Poi arriva Giulio. Si presenta, viene vicino e tira fuori domande a raffica. Ma l’alfabeto dei draghi vale anche a scuola? Chi ha trovato la prima traccia? Dove dormono i draghi?

alfabeto dei draghi

Pagine di appunti curiosi e scoperte

Marinella ti racconta di libri bellissimi e ore passate a studiare: cosa mangiano i draghi, dove dormono, come fanno il nido. Sa dirti se hanno la pelle liscia o rugosa, secca o vischiosa e quanti artigli, squame e denti possano avere.

squama di drago I suoi quaderni di appunti sono pieni di dettagli curiosi. Pagine e pagine. “Studiando scopri che ci sono draghi di lago, di vulcano, di montagna e che sul Latemar i draghi sono buoni. Fanno parte del territorio, abitano le cime delle montagne, dove la natura è rigogliosa, fantastica, fatta di roccia”.

Volete sapere cos’è un calligramma? Marinella è la persona giusta a cui chiedere. Attenzione però: la domanda va fatta con l’alfabeto dei draghi. Niente scorciatoie.

Sporcarsi le mani e coltivare fantasia

laboratori

Osservano, scelgono, toccano. “Nelle mani dei bambini tutto si trasforma. Non c’è mai niente di uguale, nessuno crea allo stesso modo. Ogni materiale ha un profumo, una forma, un colore. Cerco le pigne più belle, i rami strani, il muschio, i licheni e poi le erbe selvatiche: achillea, borragine, malva e rosa canina”. Qui si impara a coltivare fantasia.  A Dragon’art i laboratori sono genitori-free, per sperimentare e sporcarsi per bene le mani.

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La buona ricerca, sul dahú

“Bisogna avere il coraggio di abbandonare le false piste se si vuole evolvere nella ricerca”, ha concluso la mitologa incalzata dai bambini. Che la ricerca sul dahú fosse a un punto di svolta ne avevamo sentore. Ora serve pazienza, fiuto e collaborazione.

Due studiose a Gardonè, una passione comune

Una si è laureata in mitologia a Grenoble. Da allora non ha mai smesso di cercare indizi, tracce e impronte. Ha collaborato all’allestimento del Museo Etnografico della Tasmania, lasciandolo in buone mani per raggiungere Gardonè. L’altra, biologa, ha imparato che se prevale la razionalità non vai lontano, specie se si tratta di dahú. Si sono incontrate sull’Himalaya, dopo aver girato le Ande, i Pirenei e setacciato le rive della Loira. “La ricerca sul dahú ti costringe a mettere insieme discipline diverse, se domina un punto di vista hai poche chance”.

Destrogiro o levogiro? Il dahú cerca equilibrio

DSC_0528Qualcuno dice somigli a una volpe, ma non è. Di certo si sa che ha quattro zampe: più corte da un lato e lunghe dall’altro. Il che spiega perché sia costretto a girare sempre a destra oppure a sinistra, rischiando quasi l’estinzione.

Strani solchi nel terreno e storie storte

Il giardino del dahú, vicino al Rifugio Passo Feudo, è un punto strategico per la ricerca. Ci sono strani solchi nel terreno, tracce fresche che fanno pensare all’equilibrio instabile di questi animali e oggetti misteriosi. Se ci mettete che l’ultimo avvistamento è avvenuto non lontano da Predazzo, è comprensibile il clima frizzante che si respira alla MontagnAnimata (biologa e mitologa in primis). “Se c’è una speranza di imbattersi in un dahú è sul Latemar”, dicono le studiose. Ma cosa mangia, com’è fatto, se salta o si muove con grazia non è affatto chiaro. A Nadia, esperta di flora, fauna e habitat dolomitico, dobbiamo la sistematizzazione della ricerca fatta fin qui.

I prossimi appuntamenti per esplorazioni collettive sul dahú sono previsti di martedì.

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Simone Frasca, quel che non dice

Simone arriva dal mio girovagare alla ricerca di ispirazione da portare in scena. Vai, ascolti, osservi e pensi: in anfiteatro che magia potrebbe sprigionare? E il corteggiamento ha inizio! Nel 2013 era qui a raccontare di draghi, maiali e animali fantastici.

Di sé dice: scrivo e illustro libri per bambini, progetto mascotte e campagne di pubblica utilità. Quel che non dice è che con una lavagna di carta e un pennarello nero – due cose semplici come acqua e sapone – sa affascinare un pubblico di bambini e tenerli stretti ad ascoltare per ore.

Simone è un cantastorie che sveglia la fantasia! In anfiteatro c’è l’erba sottile, il sole che filtra tra i larici, i bambini si stendono sul plaid quadrettato ma non dorme nessuno. Le storie si fanno insieme.

Se lo stai a sentire, ti racconta che…

Mi era capitato di raccontare storie ai bambini prendendo il traghetto, all’Isola d’Elba. Quando mi hanno invitato al Festival di Letteratura di Mantova, ho detto: bicicletta. Prendere il treno è quasi un’abitudine. Ma andare a un incontro in cabinovia è stata un’esperienza unica.

frascaLa prima volta che ho visto l’anfiteatro in mezzo agli alberi e gli spettatori seduti sui tronchi, ho pensato: ecco un’assemblea di marmotte! E quando mi preparo per un incontro? Mi tocca dare il grasso agli scarponi, riporre i pennarelli  nello zaino, riempire la borraccia. Tu pensi che MontagnAnimata sia un posto come un altro! Non è mica così.

MontagnAnimata  è come il Tao, un equilibrio perfetto fra quiete e movimento: la quiete delle  foreste e il movimento continuo della  creatività. Guai a lasciarsi scappare un’idea: dopo dieci minuti la trovi realizzata. Una meraviglia! Avanti così.

Le fiabe storte del dahù, una delle 4 è nata così

Un viaggio in seggiovia, le marmotte là sotto, gli animali fan-ta-sti-ci che sbucano dal nulla e due creduloni come me e Simone: il gioco è fatto! Le fiabe storte del dahù nasce da un bellissimo circolo virtuoso di ispirazione e creatività che si rinnova di continuo. E va a finire che io partecipo a un master per illustratori e Simone si improvvisa progettista di installazioni interattive! Vero Simone che non ci vogliamo proprio svegliare?

Le fiabe storte del dahù è il nuovo giocolibro dell’estate 2015. Lo trovate al punto-info a Gardonè. Ma le tracce sono in quota, tutte intorno al rifugio Passo Feudo.

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Il fieno come una volta, storie di pastori

Albina la guardi e pensi sia uscita da un libro. Ha un viso rigato dal sole e occhi azzurri che ridono. È una donna felice, energica, attenta. Fa ancora il fieno a mano. Parte con la falce e raggiunge il pascolo. Taglia il fieno, lo gira, lascia che secchi, poi lo annoda in un lenzuolo pulito.

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Carlo si ricorda di quando a fare il fieno c’erano tutte le famiglie. Non si poteva fare da soli. Il fieno andava fatto e portato a valle, operazione tutt’altro che semplice. Serviva forza, ingegno e collaborazione.

Il lavoro era condiviso. Il pastore teneva le mucche di tutti e le portava in alpeggio. I rifornimenti li consegnava sempre lo stesso: cibo, sale per le mucche, quel che serviva. Carlo si ricorda polenta e latte quasi tutti i giorni, Alberto cibo in scatola. Il mestiere è lo stesso. Carlo e Alberto sono pastori, a 63 anni di distanza.

Le storie dei pastori è uno spettacolo itinerante che valorizza l’esperienza di chi un mestiere lo conosce davvero e scatena la curiosità dei bambini. Con loro c’è Emma . “Lo spettacolo prima si pensa e poi si va a vedere il territorio. MontagnAnimata è una bellissima occasione per collaborare con altre persone”.

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