Nicola fa un mestiere bellissimo

In una delle sue vite Nicola Sordo è attore, autore, clown. Il suo è un mestiere bellissimo: far ridere e sognare le persone costruendo relazioni. Una cosa che succede solo se sai generare empatia, senti il pubblico e sei capace di improvvisazione sottile. Jango Edwards e Paolo Nani sono i suoi maestri. Due grandi che sanno fare spazio e trasmettere passione.

Un mondo dove tutto torna

Cambio d’abito. Nicola è scrittore. Un mondo dove tutto torna raccoglie dieci anni di interviste sul territorio del Tesino. Interviste profonde fatte agli anziani e la scoperta di un tesoro di memorie, esperienza e tradizioni. Vietato perderle, è un mondo da riscoprire e raccontare ai giovani. Nelle prime 30 pagine c’è tutta l’idea, poi parlano le storie. C’è un pezzo su l’uomo e il suo bosco da non perdere.

A MontagnAnimata il piano si ribalta

cais L’interazione avviene in un mondo fantastico. Nella Foresta dei draghi c’è una casetta con due pantofole di stoffa che segnano il mio posto. I  bambini sono liberi di esplorare mentre io sono in viaggio a fare ricerche. Quando mi addentro nel bosco sono con Emma e Sergio. Di Emma  sapete già tutto, mentre Sergio è un boscaiolo vero che ama il suo mestiere, la montagna e sa stare al gioco. Più a valle c’è un posto speciale: sei  arnie e un brusio che non si quieta. Con me c’è Corrado, un apicoltore che ama sperimentare, studia le api e si diverte. Questa interazione con  persone competenti è bellissima e nuova ogni volta. Insieme costruiamo la base del canovaccio, come nel teatro popolare, poi c’è tanta  improvvisazione, il coinvolgimento del pubblico e la leggerezza del teatro.

Cosa vuol dire fare teatro qui?

A MontagnAnimata vieni valorizzato per quello che sai fare. E quello che non sai fare è perché non l’hai ancora fatto. Ci piace pensare così, aprendo orizzonti. La verità è che c’è molta fiducia e rispetto. Nel mio mestiere non è una cosa scontata. Io sono un comico, un attore, un clown. Qui c’è grande riconoscimento delle competenze e una relazione viva tra le persone.

Sara Azzolini l’ha voluto perché?

La prima volta che ho incontrato Nicola è stato a Trento, una mattina grigia d’inverno. Ho subito pensato: è un genio! Comico, intrattenitore, scrittore. Ama la terra, il territorio e le tradizione. Con noi condivide il bello di lavorare in gruppo. A Nicola sono grata per aver accettato molte sfide. MontagnAnimata è un progetto in divenire, che matura grazie alla vivacità profonda di molti professionisti.

Nicola è Nikolaus Drache, il massimo esperto di dragologia, insignito delle più alte onorificenze dalla DIFR Academy; il Professor Propolis; la Guida del Cais e la voce di Prakon, il saggio del Latemar che tutto vede e tutto può.

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La prima volta di Beatrice

I giornalisti quando scrivono non usano aggettivi, lavorano molto sulla sintesi, sulla notizia, sui fatti. La narrazione è un’altra cosa, il processo è creativo. Non avevo mai  provato  prima, pur avendone il desiderio. Finché Sara mi ha detto: tu scrivi, io realizzo un percorso per invitare i bambini a esplorare il bosco. Scrivere somiglia  a vedere.  Sette draghi, tutti diversi. Ciascuno ha una forma, un colore, un carattere unico.occhio drago gardoné latemar

 “I draghi del Latemar” è diventato un racconto pubblicato da Albatros, la casa editrice di Alda Merini. Se penso che le sue poesie mi hanno accompagnata a lungo sono davvero contenta. Nel 2013 questo racconto ha vinto il Concorso di Narrativa “Insieme nel Mondo” (Savona) e “Città di Parole” (Firenze); nel 2014 Alberoandronico, Concorso di Narrativa a Roma. Niente male!

Sei nella Foresta dei Draghi

Non esiste un altro posto così, qui c’è la Foresta dei Draghi. È un mondo che abbiamo amato nelle favole, prima ancora di vederlo. I draghi invitano i bambini ad ascoltare i desideri più profondi, a dare valore alle emozioni.

uovo di drago È stato bello vivere questa fase creativa insieme a un artista. Io scrivevo, mentre Marco Nones disegnava e creava le opere nel bosco. È successo tutto in venti giorni di  pioggia e lavoro intenso. Al primo sopralluogo c’era ancora la neve. Il nido è qui, la radura è perfetta. È passeggiando sul sentiero che ho preso ispirazione, l’occhio di drago ti  scruta da un tronco. Non lo devi inventare.

L’emozione più grande è arrivata all’inaugurazione. Ci siamo nascosti in un cespuglio, aspettavamo di sentire i bambini. Quando li abbiamo visti curiosare, giocare e  seguire le tracce dei draghi, creare a loro volta storie con la corteccia degli alberi e l’erba, è stata una meraviglia. Ecco, ci siamo riusciti.


Tocca, annusa, esplora

Attraverso il tatto sentiamo e facciamo esperienza. Riconosciamo morbidezza, rugosità, l’erba tagliente, la polvere di un sasso, l’acqua gelida. Le opere di land art sono fatte per essere toccate. Era quello che avevamo in mente dall’inizio. Un percorso in equilibrio tra bellezza, territorio, fantasia e l’invito a camminare e giocare liberamente.

Se fosse un calligramma?

I giocolibri nascono dal racconto “I draghi del Latemar”, accompagnano i bambini lungo il percorso. Sono dei libricini pieni di quiz, disegni, indovinelli. Mai sentito parlare di un calligramma? Tutto prende forma da un lavoro di traduzione collettiva. Sono state le riunioni più belle della mia vita. Quando sei libero di immaginare, hai uno spazio di libertà infinita.

All’Apt della Val di Fiemme sanno che quando qualcuno vuole visitare la Foresta dei Draghi, io ci sono.

Metti a fuoco un’idea, che sia fresca

Se chiedi a Sara com’è nata l’idea capisci che ci voleva una storia nuova, lontana dalla tradizione, fresca, originale. Una storia che stesse bene su questa montagna, che desse voce a personaggi mai visti e giocasse con l’immaginazione.

Due i punti fermi: protagonisti i draghi e il Latemar. A Rametal, Rogos, Zoira, Kromos, Ardea, Ais, Goira ci ha pensato Beatrice. E per vedere i draghi del Latemar i bambini devono imparare ad aprire l’occhio del cuore! Niente scorciatoie. Su questo siamo inflessibili.
Beatrice Calamari (giornalista) e Marco Nones (artista) hanno scritto e illustrato una delle 4 Fiabe storte del Dahú. La novità della stagione estiva 2015. Il giocolibro è andato in stampa lunedì. Sarà pronto per l’inaugurazione!

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Amano le forme morbide e tonde: sono le api

Mescola passione per le api, cura di un mondo delicato e fragile. Mettici voglia di fare le cose in modo artigianale, con pazienza. Lavora all’idea d’inverno: costruire arnie speciali per raccontare di api, miele e natura a bambini e famiglie. Trova i materiali giusti: un tronco cavo, paglia da intrecciare, legno antico da riportare in vita. Steiner diceva che le api amano le forme morbide, tonde. Accetta la sfida, studia, torna all’origine, osserva. Poi trova il posto giusto, con il sole del mattino e fioriture fresche. Gardonè, quota 1650 m.

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Non tutte le arnie sono uguali

Legno o paglia? Se vuoi offrire alle api una casa naturale e sana, l’equilibrio sta nel comporre materiali diversi e assecondare la loro danza. C’è l’arnia con  una base solida di legno e pareti di paglia di grano duro. Piccoli fasci tagliati della misura giusta, intrecciati a mano e sovrapposti con cura. La paglia è traspirante, riduce la  condensa e crea un ambiente sano. L’interno è ripassato con sterco maturo, a sigillare l’involucro, e pennellato di cera per essere accogliente. C’è l’arnia tradizionale, completamente smontata, pulita, ricomposta, dipinta. E quella ricavata in un grande tronco cavo, con un tetto solido ricoperto di scandole in larice.

Poi ti appassioni e leggi di come Rudolf Steiner sostenesse che in natura le api amano le forme morbide e tonde. È stata l’esigenza di costruire in serie e di facilitare il lavoro dell’apicoltore che ha spinto a scegliere telai rettangolari, non il superorganismo che regola la vita delle api. Ma se ti appassioni al loro mondo, come Corrado Vinante, sperimentare diventa una sfida. Ci metti ingegno e vuoi che ogni arnia sia geometria perfetta, fatta per favorire un mondo delicato e fragile.

Costruire telai di forma circolare si può. La grande arnia ovale di Gardonè ne contiene dieci. Il progetto mette insieme tenacia e saper fare artigiano. C’è lo zampino di Sara Azzolini e Marcello Delladio. Un falegname che mescola tradizione e innovazione e non si tira mai indietro. 61

Raccontare le api ai bambini

Come e perché? Il perché è legato all’alleanza che uomo e api hanno stretto nel tempo. Senza il lavoro paziente e operoso delle api non ci sarebbe impollinazione.  Volando di fiore in fiore le api trasportano il polline, fecondano i fiori che generano frutti e semi. Senza impollinazione non ci sarebbero moltissime specie di piante, fiori e  frutti, mancherebbe una grande quantità di cibo per uomini e animali. Tanto più ne siamo consapevoli, più faremo attenzione ai veleni e all’inquinamento che produciamo. Fattori che minano profondamente la sopravvivenza delle api.

Il come raccontare le api significa investire sulla cultura. Insegnare ai bambini l’importanza di un insetto tanto prezioso per la vita è seminare avendo l’orizzonte al futuro. Spiegare queste cose con gli spettacoli, mescolando narrazione, scoperta e osservazione ravvicinata è creare un contesto perfetto per imparare, superare la paura e allenare la curiosità.

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La scelta del posto giusto

 Per arnie e api serviva il posto giusto. Un luogo riparato da abeti e larici le protegge dalle correnti d’aria, a semicerchio. Una radura aperta a sud est, con il sole  del mattino che scalda, le invita a uscire fin dalle prime ore del giorno. Qui Corrado le pensa al sicuro. La radura che ha scelto è abbastanza comoda e raggiungibile a piedi  anche dai bambini più piccoli.  A 1650 m di altezza, anche se la stagione è corta le api riescono a vivere nella natura. Il miele che producono sa di calendula, arnica, rododendro e lampone. In questa zona c’è molta varietà, il nomadismo non serve, crea soltanto stress e fatica nell’adattarsi all’ambiente. Meglio meno miele, di qualità, rispettoso dell’ambiente e di chi lo produce.

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